benvenuti nel sito del nucleo comunista internazionalista
Come dice lo stesso nome che ci diamo, siamo un piccolo gruppo, un
“nucleo”, che rivendica a sé (e non “per sé”, ma per l’insieme del
movimento sociale e politico di emancipazione dal capitalismo) la
qualifica di comunismo nel senso marxista del termine
Tutti i compagni un tantino soltanto attenti alla realtà complessa del quadro sociale e politico internazionale, oltre l’angustia dei confini patrii e quelli delle locali consorterie “comuniste” entro cui racchiudersi, sono a conoscenza di quell’importante movimento manifestatosi in seno alle comunità cristiane dell’America Latina che va sotto il nome di “teologia della liberazione”. Di che si tratta, detto in due parole? Di comunità “di base”, fortemente radicate nell’ambiente degli oppressi, che mirano ad una lettura dei Vangeli e connessi in chiave salvifica, redentrice, hic et nunc, su questa terra e non (solo) nell’aldilà, sulla base di una azione concreta di ribellione “cristiana” contro una ben connotata ingiustizia a questa stessa materialissima scala, senza rifuggire da giuste risposte “violente” (con buona pace dell’irenistico Bertinotti!) quando si tratti di far fronte all’ingiustizia e spazzarla via. Come definire questa via redentrice se non col nome del socialismo? >>
Gli avvenimenti georgiani hanno prodotto nella politica
italiana molto sonno della ragione e susseguenti mostri. Non solo in senso
antiproletario (questo andava da sé!),
ma anche in direzione del più squallido
accodamento alle direttive USA ed ai suoi schemi di “democratico” imbottimento
propagandistico dei crani lobotomizzati –tale, perlomeno, la speranza di Bush–
delle masse.
Era troppo sperare (lo diciamo da un punto di vista borghese, non
nostro, sia ben chiaro!) che gli avvenimenti georgiani servissero da occasione
per uno schieramento se non di rottura (impossibile allo stadio attuale!) di
relativa e sempre maggior autonomia economico-politico-militare dell’Europa
rispetto al super-big USA? Pare proprio di sì se si gira lo sguardo alle prese
di posizione di qui sia di destra che di “sinistra”; e spesso peggio ancora a
“sinistra”.
>>
La cerimonia di apertura dei giochi olimpici a Pechino ha costituito un motivo di lutto per tutta l’oscena campagna sciovinista-imperialista anticinese messa in atto qui in Occidente dietro il paravento della difesa dei “diritti umani”. Le preannunziate “manifestazioni di massa” pro-Tibet non sono riuscite a raccogliere che quattro gatti, perlopiù mercenari di mestiere >>
Non dovrebbe neppure essere il caso di premettere che noi ci sentiamo a fianco degli interessi più profondi dei rom e, di conseguenza, contro ogni discriminazione ed atteggiamento escludente nei loro riguardi. Tocca farlo perché, in questi ultimi tempi, sta dilagando un’ondata di appassionato schieramento (a parole) pro-rom dal carattere non solo astratto, “ideale”, e quindi del tutto inconcludente, ma anche, al fondo, reazionario. >>
L’orrendo crimine consumatosi a Niscemi ai danni di una quattordicenne già umanamente uccisa preventivamente da questa società e dai suoi modelli “culturali” induce a qualche considerazione ulteriore su quanto, da tempo, veniamo sostenendo. >>
Ogni analisi e ragionamento sulla situazione che l’esito elettorale del 13/14
ha fatto venire alla luce (il tappo è saltato! come abbiamo letto da qualche
parte) non può non mettere al centro del discorso la consapevolezza dell’urgenza
-quasi drammatica- nella quale siamo precipitati.
Tanto la borghesia quanto il proletariato italiani vi si ritrovano precipitati.
Per quanto ci riguarda essa concerne la minaccia di frantumazione e divisione
della classe lavoratrice italiana che, giunti a questo punto, si dà -in assenza
di una sua scesa in campo- sia attraverso il dispiegamento concreto del discorso
federalista, sia con una possibile deriva francamente secessionista. Chiariamo
subito, invece, che non ci importa un fico secco della tenuta o meno dello Stato
unitario italiano, che da Bava Beccaris al nuovissimo secolo presente è la
macchina di controllo ed oppressione al servizio della classe dominante.
>>
Arriviamo sul tema con un certo ritardo, già esplicitato altrove. Niente di male: la buriana pro-tibetana o, meglio, anticinese si è, nel frattempo, largamente sgonfiata di fronte ad una solida reazione da parte di Pechino ed al venir meno progressivo degli effetti dell’iniziale battage massmediatico. Motivo di più per una riflessione di fondo, sia per ricalibrare i temi in oggetto (sui quali da “sinistra” c’è stato un pressoché totale allineamento agli indirizzi imposti dalla propaganda imperialista), sia, e più, per evitare successive scivolate sui “nuovi” campi d’azione della propaganda (armata) borghese, che certamente non mancheranno. Perseverare sarebbe diabolico... >>
Noi, da marxisti, non stiamo in alcun modo, né incondizionato né condizionato, dalla parte di quello che solo la propaganda reazionaria spaccia come “popolo tibetano” mentre si tratta, in realtà, di tentativi di rivalsa reazionaria “lamaista” direttamente sorretta ed indirizzata dalle centrali imperialistiche occidentali appoggiata, al massimo, da settori ristretti della popolazione tibetana legati ai vecchi interessi (oggi combinati) feudal-imperialistici. Il tutto, sia ben chiaro, senza simpatia e contiguità alcuna con le posizioni e gli interessi concreti del capitalismo pechinese contro cui chiamiamo alla lotta proletari e classi oppresse sia cinesi che tibetane. Ed anche senza ignorare eventuali ragioni “nazionali” tibetane cui potremmo essere interessati nel quadro di un’impostazione correttamente proletaria, internazionalista, del problema. >>
La lezione più istruttiva ricavata dalla “sinistra alternativa” dal grande risultato della Lega sembra ridursi a questo: la Lega ha saputo radicarsi sul territorio, parlare alla sua (che poi, in larga misura, è anche la nostra) gente, mentre noi non l’abbiamo saputo fare. Quindi: se vogliamo risalire la china occorrerà provvedere in tal senso. (...)
Una delle spiegazioni ricorrenti riguardo al ritorno alla grande di Berlusconi consiste, “a sinistra”, nella teorizzazione dello strapotere determinante dei mass-media. Spiega il buon Travaglio, emblema supremo dei “fighetti incazzati” di questa parte: è ovvio che Berlusconi dovesse vincere, visto che è il proprietario di tre televisioni e di organi di stampa che danno la dritta, anzi la impongono alla “gente”. Una marea di fessi patentati dell’“area” applaude e sottoscrive convinta. (...)
Se fosse servita una prova ulteriore del grado di autoaffondamento della “sinistra radicale” o, a contrario, delle sue capacità di rigenerazione questa è stata inequivocabilmente offerta –in particolare– dalle vicende relative alle elezioni comunali a Roma, soprattutto in occasione del ballottaggio.
articoli di rilievo
materiali teorici
note
interventi
articoli vari