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lotta nella seconda guerra mondiale. Il problema è che l’obiettivo, di per sé legittimo, della liberazione nazionale, coi suoi le-
gittimi compiti democratico-borghesi, non poteva, nell’epoca dell’imperialismo, risolversi in sé e di per sé stesso, ma nel qua-
dro di una generale offensiva comunista internazionalista contro l’insieme dei rapporti di dominazione capital-imperialistica.
Al di fuori di ciò, anche la migliore lotta di liberazione nazionale, anche quella a più forti connotati popolari e persino proletari
(e la resistenza jugoslava fu, in un certo senso, entrambe le cose), non poteva che inserirsi quale elemento secondario di mano-
vra nel gioco dei contrapposti imperialismi, pagandone tutti gli scotti (come in effetti avvenne). Perciò, anche al top delle sue
prestazioni, il movimento di Tito vide, sin dalle origini, l’elemento nazionalista preponderante su quello di classe e strangolato-
re di esso, a scala jugoslava e internazionale: il "fronte patriottico" interclassista e nazionalista, che i "comunisti" di Tito pre-
tendevano di "egemonizzare", si sarebbe presa una bella rivincita sulle chiacchiere socialiste e rivoluzionarie nel momento in
cui gli interessi nazional-borghesi della Jugoslavia venivano a scontrarsi con l’opposto "fronte patriottico" borghese italiano.
Di qui i confini statali, su cui misurarsi, tra i popoli e le classi; di qui l’inizio della slittata del nazional-comunismo, dopo il ’48,
verso l’Occidente.
Secondo: è proprio in questo elemento che noi vediamo l’autentico delitto storico operato dal titoismo. E ciò al di là
del fatto delle foibe, che non poté assurgere, come altrove (vedi gli eccidi di Hiroshima e Nagasaki o il bombardamento sui ci-
vili di Dresda), a paradigma di vendetta (imperialista) contro popoli nemici per la natura stessa del movimento di liberazione
nazionale titoista. Paradossalmente, proprio la sua iniziale coloritura sociale "comunista" fece sì che attorno ad esso si racco-
gliesse inter-nazionalmente un concorso di energie proletarie
di slavi ed italiani (provvisoriamente) uniti, il che agì da de-
terrente contro un revanscismo puramente nazionalistico
"slavo" (cosicché, sotto questo aspetto, andrebbe dato atto ai
partigiani italiani schierati con Tito di aver impedito il peg-
gio).
Quel tanto residuale di una tradizione comunista
sfigurata, tradita e rovesciata che ancora sopravviveva
nell’animo dei combattenti partigiani tanto slavi che italiani
(e, soggettivamente, forse, nella testa di alcuni loro capi) poté
offrire allora uno squarcio di quel che altrimenti sarebbe
potuta essere una vera guerra internazionalista di classe
e, quanto meno, impedire gli orrori di cui seppero fregiarsi i
"civili" democratici imperialisti. Altro che "barbarie slavo-
comunista"! Un residuo, nondimeno, destinato alla definitiva
scomparsa sotto l’ala dei Tito e, più, dei Togliatti, dei Vidali
etc. Questo il delitto!
In connessione a ciò c’è una questione ulteriore, di
cui nessuno, o quasi, ha sin qui parlato, ed è la repressione
spietata da parte del titoismo di tutte quelle sparute voci, sla-
ve ed italiane, che sin da allora seppero ergersi contro la de-
riva nazionalista in atto disegnandone le conseguenze. Gli
autentici internazionalisti furono fatti fuori, anche fisicamen-
te, da Tito senza troppi complimenti, in piena concordanza
con la dottrina di Mosca (e di Washington). Qualcuno, di re-
cente, si è provato a riesumare anche questa pagina buia, ma
per ricordare solo le "vittime italiane" ed ascriverne
l’eliminazione al solito "nazionalismo slavo": Eh no, bari e
delinquenti! Internazionalisti slavi ed italiani furono eliminati
dallo stalinismo per conto dell’imperialismo, quel caro impe-
rialismo che vi sta tanto a cuore, ed abbiate perlomeno il pu-
dore di non fingere di piangervi sopra oggi né, tantomeno, di
utilizzarne il sacrificio per l’ennesima sporca operazione
sciovinistico-imperialista!
Queste sono le nostre "foibe" e di esse chiediamo
conto, prima ancora che a Tito, all’ideologia e alla potenza
materiale del nostro mortale nemico di sempre, il capitali-
smo, col suo putrido cuore qui, in Occidente. Avremo occa-
sione di riparlarne, su questo giornale o in altra sede per ri-
mettere i puntini sugli i.
Il dovere della scuola borghese: educare
all’anti-comunismo.
Abbiamo notizia che l’ala dura, "sociale", di Alleanza
Nazionale ha creato "Il Comitato per il diritto alla verità
storica" che si propone la messa al bando dei libri di testo
scolastici colpevoli di "ignorare o negare l’Olocausto degli
italiani infoibati in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia ad o-
pera degli slavocomunisti". Niente di strano, è un mestiere
che ben si addice ai nostalgici dell’incorrotta Grande Italia
dei Mazzini, dei Cavour, dei Garibaldi, dei... Mussolini e
del Polo delle Libertà.
Più "strano" è che a questa iniziativa abbiano potuto
concedere la propria firma due ulivisti quali Maurizio Co-
stanzo, il tenutario del bordello-show che reca il suo nome,
e l’Annunziata (anche se c’eravamo accorti che Telekabul
sta sempre più assomigliando a Telepredappio, soprattutto
quando si tratta di consigliare moderazione e tirate di cin-
ghia agli operai). Niente di strano, in effetti, se si tien conto
del pistolotto di Violante sui "fratelli italiani" della RSI. E
per nulla strano che il ministro Berlinguer abbia subito as-
sicurato che si provvederà a colmare la "lacuna". Perciò,
storici del regime, siete avvisati: prendete carta e penna e
trascrivete quel che vi detta la Voce del Padrone!
Sappiamo da sempre qual è la funzione della scuola nel
presente sistema sociale: educare i propri polli all’ideo-
logia del regime ed alle sue menzogne. Sappiamo da sempre
che la vera educazione si fa altrove, coi testi delle lotte di
classe e le pagine scritte in grado di chiarirle a sé stesse.
Finalmente cade anche l’ultima (?) illusione di una scuola
educatrice "neutrale" e se ne vede l’osceno volto fronteuni-
tariamente schierato a favore della reazione. Noi abbiamo
già pronti i nostri "libri di testo" e siamo intenzionati a di-
fenderli dal rogo degli Alemanno, degli Storace, dei Violan-
te, dei Costanzo e dell’Annunziata. E sapremo anche noi
usare i nostri lanciafiamme.