nucleo comunista internazionalista
riceviamo e pubblichiamo/segnalazioni



Un bel “manifesto elettorale” dalla Francia, sul test delle elezioni europee, una analisi sul movimento dei Gilets jaunes:

SPAZIO ALLA RIFLESSIONE POLITICA COLLETTIVA

Quanto prima possibile diremo la nostra sul corso della crisi complessiva “italiana” nella quale, giorno dopo giorno, ci inoltriamo e scivoliamo dentro, sottoponendo il nostro giudizio all’attenzione ed al vaglio di tutti i compagni. Tenteremo di definire i postulati di classe e di poggiare le pietre d’angolo sui quali tenerci per bene ancorati in vista della tempesta in arrivo. Nel vortice degli eventi, si tratterà di non perdere la testa, di restare noi stessi e di raccogliere attorno ad essi quei piccoli gruppi e nuclei di compagni che sapranno non smarrirsi e che saranno la forza preziosissima per il contro-attacco di classe che verrà.

Intanto apriamo la nostra modesta tribuna a contributi di altri compagni che rivendichiamo in pieno come nostri.

Gli scritti del compagno Raffaele (“Italy-Europa e ritorno”) e del compagno Nicola (“Gilets jaunes, lotta di classe, neo-populismo e sovranismo”) sono abbastanza datati e, forse può ben darsi, già conosciuti perché pubblicati da altri siti “di movimento”. Ma lo stesso, per il loro notevole spessore politico, decidiamo di riportarli e segnalarli all’attenzione.

A dire il vero ci avevano un poco inquietato le prime righe del compagno Raffaele (“Su che cosa si è votato domenica scorsa? Non sull’Europa che vogliamo…”: che forse noi “vogliamo” una qualche Europa, diritta o rovescia, uguale o diversa?) ma poi il discorso e il ragionamento è perfettamente svolto sulla base dei nostri comuni criteri di classe.

Il contributo del compagno Nicola è un notevolissimo lavoro di analisi, di bilancio (necessariamente “in progress”) e di prospettiva sul movimento di rivolta sociale esploso improvvisamente in Francia sabato 17 novembre 2018. Nessuno può sapere se esso si inabisserà come fu per l’esplosione del “jolie mai” ’68 (che durò appunto un mese) oppure si ripresenterà ancora più brutto, sporco e soprattutto cattivo di prima.

Di una delle punte spontanee (e, ahinoi, spontaneiste) più avanzate di quel movimento di rivolta sociale pubblichiamo il “manifesto elettorale” che a noi fa l’effetto di una tonificante scarica di energia!

A proposito “del polso” del movimento sondato e trasmessoci da acutissimi compagni francesi: “Che avvenire ci promettono i Gj? Abbiamo a che fare con un fuoco di paglia senza domani oppure ciò che abbiamo visto è stato solo un primo colpo che preannuncia un domani di lotta? Tutti si aspettano la seconda proposizione. Tuttavia nessuno sa come i Gj andranno a reagire. Una parte di essi pensano d’aver ottenuto abbastanza dalle concessioni governative, ma tutti quelli che non si sono accontentati e hanno continuato a battersi restano sul filo che potrebbe portare ad un profondo stato di rassegnazione e astensione sociale. In realtà e sebbene che le condizioni malcontento sociale persistano critiche in Francia, niente permette di sapere se la prossima esplosione sociale si produrrà nei prossimi 6 o 12 mesi, fra 2, 5 o 10 anni. Nessuno ha visto arrivare questa esplosione, ma essa non ci ha reso più chiaroveggenti. (…) I proletari che si sono mobilitati hanno appreso molte lezioni, hanno scoperto la loro potenza, hanno tessuto dei legami e, alla prossima volta, forti e fieri della loro esperienza, commetteranno meno errori, saranno più efficaci… Questo è in parte vero, ma altrettanto questo genere di visione si fa dopo ogni movimento eccezionale (1995, 2005 o 2006), ora la storia del movimento operaio mostra che la lotta delle classi non ha niente di automatico e che l’esperienza acquisita nella lotta non accresce per forza la combattività, più sovente è che questa esperienza si perda. In più non si deve dimenticare che lo Stato tira, lui sì, le lezioni dagli avvenimenti e adatta in conseguenza i suoi dispositivi al fine di anestetizzare e disarmare i proletari”. (cfr. “Tristan Leoni”, ddt21.noblogs.org)

Giustissima considerazione. Ma quale l’antidoto per trarre e cristallizzare le lezioni impartiteci dalle lotte di classe e per porci all’altezza dello scontro con la borghesia e il suo Stato se non il lavoro per l’organizzazione politica di classe, per la costituzione del Partito della Rivoluzione proletaria?

Organizzazione politica di classe, Partito della e per la Rivoluzione che, purtroppo, sono la bestia nera proprio della attuale parte più avanzata, spontanea e spontaneista, del movimento. Si ritiene che organizzazione politica e Partito siano delle briglie apposte sul collo di un cavallo la cui energia si esprime a condizione sia lasciato al suo stato “spontaneo”, brado e pazzo. Al contrario, organizzazione politica e Partito di classe sono fattori necessari ed indispensabili di centralizzazione e moltiplicazione di Forza rivoluzionaria.

La spontaneità, la SANTA spontaneità che ha coinvolto una massa non irrilevante di proletari giunti a “comprendere” e a dichiarare apertamente la necessità della rottura rivoluzionaria del presente stato di cose (ed in questo senso sentiamo come nostro il “manifesto elettorale” del Collettivo di Rungis) è frenata ed è in realtà castrata quando nella galassia dei gruppi e degli organismi che la esprimono (un campo in piena fioritura in quel di Francia) si arriva a teorizzare il “rifiuto di lottare per il potere”, il rifiuto di prospettare alle masse un programma di lotta che non sia “la pratica dei bisogni” (come si diceva e teorizzava “nel movimento” anni ’70 in Italia). La “pratica dei bisogni” con tutte le sue forme radicali di lotta, scansa e rifiuta la più generale lotta politica alla quale ci tira a cimento la borghesia e che verte proprio sulla questione del potere. Essa, spontaneità codificata, non fa che registrare la impotenza attuale del movimento spontaneo anche nelle sue punte più avanzate e radicali posto di fronte alla suprema questione del potere. Intende e pretende di sfuggire dalle trappole del riformismo ma non si avvede di esprimere in nuova declinazione – quando si dice e si teorizza “che non servono programmi ma interessa solo la lotta in sé, il movimento per il movimento”;– la eterna sostanza del riformismo, espressa oltre cent’anni fa dal campione riformista Bernstein: “il movimento è tutto, il fine è nulla”.

Sia ben chiaro, lo stato di impotenza dell’attuale stadio della SANTA spontaneità non è questione particolare dei compagni francesi ma è lo stato nostro in generale, del movimento internazionale di classe.

Dovremo, prossimamente, entrare nel dettaglio di questi limiti e di questa impotenza , codificati e scritti nero su bianco nei documenti delle punte più avanzate del movimento francese che si ammonticchiano sulla nostra scrivania.

13 luglio 2019






NON SI VOTA, SI LOTTA!

Italy-Europa e ritorno

Gilets jaunes, lotta di classe, neo-populismo e sovranismo