nucleo comunista internazionalista
DALL’ECONOMIA
CAPITALISTICA
AL COMUNISMO
Conferenza tenuta a Milano il 2 luglio 1921
da Amadeo Bordiga
Il testo che qui
ripubblichiamo è quello di una conferenza di Amadeo Bordiga, fondatore del
PCd’I, tenuta nel ’21 di fronte ad un pubblico proletario sulla concezione
marxista del comunismo e dei passaggi storicamente necessari ad esso. Un
pubblico “popolare”, ed anche l’esposizione, in qualche modo, lo è,
trattandosi di delineare gli aspetti “generali”, ma fondamentali!, delle
questioni in oggetto, in maniera molto semplice, ma, al tempo stesso, assai
precisa quanto agli assi fondanti. Un quadro “schematico” (se volete)
d’insieme, che poi potrà agevolmente complicarsi e completarsi, come
occorre,
ma
una volta afferrato il filo su cui si
regge. Ed è, per noi, “interessante” notare come quel “pubblico”, certamente
“rozzo” e “non esperto” intellettualmente, stando a certe considerazioni
attuali quanto ai diritti dell’intellighentzija di dettar legge in materia
di “conoscenza”, fosse straordinariamente protagonista di
una reale conoscenza
dei fatti materiali che, proprio esso,
lo “spossessato intellettuale”, era in grado di
affermare attraverso la
propria lotta per il comunismo, che
non è un’Idea, ma la risultante di un processo materiale di scontro antagonista
tra le classi. Gli “intellettuali” borghesi (o radical–sinistri, il che fa lo
stesso) di oggi non sono in grado di cogliere la sostanza “popolarizzata” dei
temi qui posti, da cui li distanzia precisamente una
diversa ed
opposta collocazione di classe.
I giovani compagni che tendono
a riallacciarsi alla materialità dell’antagonismo di classe e, conseguentemente,
al comunismo, ne traggano l’opportuna lezione.
Non abbiamo ulteriori
“commenti” da fare al testo, al di fuori della raccomandazione a fermarsi sulla
fondamentale distinzione del comunismo da tutte le ricorrenti pseudo–teorie
“rivoluzionarie”: prima, quella del socialismo come “statalismo proprietario”
incapace di uscire dal circuito
mercantile
(per noi, per Marx, sinonimo stesso di
capitalismo); seconda, quella del socialismo come appropriazione “sociale” su
base territoriale, locale, individuale infine, come “autogestione”
dal basso
necessariamente rifluente sullo stesso
terreno mercantile.
La socializzazione cui miriamo è per
noi un’amministrazione
globale di cose cui tutti partecipano
in quanto “tutto”, in quanto insieme umano, e non in quanto “singoli”.
L’“individuo” socialista è un
essere sociale
e non una individualità
separata. In questo senso vi è già in questa conferenza la condanna anticipata
del “socialismo reale”, allora inipotizzabile, e di tutte le successive varianti
real–socialiste di nuovo tipo che tuttora trovano credito nel “movimento”, sino
alla più recenti buffonate da “socialismo del XXI secolo” (riedizioni, al
massimo, di vecchie ubbie riformiste “operaio”–borghesi).
L’internazionalismo proletario
ne è la logica conseguenza, non potendosi, per noi marxisti, concepire la
questione del socialismo quale liberazione “separata” di questa o quella
“nazione” (o di questo o quello... stato): il socialismo sarà, o non sarà, in
quanto fatto
umano mondiale,
senza di che ogni e qualsiasi conato “anticapitalista” ed “anti–imperialista” è
destinato a
riprodurre nel
“proprio” ambito le leggi generali del capitalismo cui esso necessariamente
soggiace, sia pure mettendo (provvisoriamente) a segno dei margini di
“contrattazione” ed anche e persino (sempre in via provvisoria) delle ricadute
welfariste a favore del “popolo”.
Questo il succo che nella
conferenza qui riprodotta veniva trasmesso, senza alcuna pretesa di
“completezza”. Questa verrà dopo, una volta tenutisi fermi sugli assi
essenziali, di dottrina e di scontro reale. Si tratta, per l’appunto, di una
prima
“volgarizzazione” del tema in oggetto, sulla
quale, chi ci legge, non avrà difficoltà a trovare gli “sviluppi” (necessari)
ulteriori, ma a patto di aver afferrato decisamente il nodo delle questioni in
oggetto. E tanto basterà a segnare l’abisso
che separa la nostra concezione
marxista del socialismo e del suo passaggio ad esso sulla base dell’attuale
antagonismo di classe da tutte le correnti concezioni
liberal–democratiche
“estreme”,
magari sotto vesti presentate come “comuniste”.
gennaio 2008