benvenuti nel sito del nucleo comunista internazionalista
Come dice lo stesso nome che ci diamo, siamo un piccolo gruppo, un
“nucleo”, che rivendica a sé (e non “per sé”, ma per l’insieme del
movimento sociale e politico di emancipazione dal capitalismo) la
qualifica di comunismo nel senso marxista del termine

Auto a Torino o a
Belgrado? Dal PD alla Lega l’invocazione è unanime: la FIAT in Italia!
“Noi” l’abbiamo più volte sovvenzionata, e... quindi. E gli operai che ci
votano sono, dopotutto, nostri e non possiamo lasciarli col culo a terra.
Tutto molto bello.
Ci permettiamo, intanto e prima di ritornarci come si deve, di aggiungere qualcosa di
nostro.
Il “nostro paese” è stato quello che in prima persona ha aggredito la
Jugoslavia e, si ricordi, con tanto di art. 11 della Costituzione ancora vigente nel 1999. O
no? (Ah già: “è stato violato” dice il Bertoldo di “estrema
sinistra”, filisteo, leguleio).
>>
Prendiamo spunto per questa nota da un documento del
“Comitato lavoratori italiani e immigrati” di Roma, uno dei pochi
organismi che nella presente più che difficile situazione generale si sforza di impostare ed
organizzare una reale lotta unitaria volendo porsi al di là del puro spirito
solidarista-umanitario verso gli immigrati. La questione in esso affrontata è il teorema
immigrazione=delinquenza a cui ci si oppone e che si tratta senz’altro di smantellare.
Un teorema purtroppo sempre più corrente nel “comune sentire di tanti italiani”
contro cui ci si deve regolarmente scontrare.
Brevemente ci fermiamo su qualche passaggio
del documento. Se ne segnaliamo i limiti e, francamente, gli errori è per dare un contributo, il nostro
contributo di militanti ancorati ai principi del marxismo, alla riflessione e all’azione di
questo segmento del movimento di classe.
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La nostra recente nota sul cosiddetto “comunitarismo” (“Questione nazionale: marxismo e anti-marxismo, rivoluzione e contro-rivoluzione”) ci è valsa una amena replica, su cui non intendiamo soffermarci più di tanto. >>
Da ultimo riceviamo inviti al confronto (supponiamo diretti non a noi in esclusiva ma a uno spettro più ampio di destinatari) e, come è nostra abitudine, rispondiamo pubblicamente sul sito, cercando di andare al merito essenziale dei temi sui quali veniamo sollecitati. >>
Non spenderemo parole di esecrazione moral-pacifista sull’ultima (sin qui) impresa di Israele; lasciamo ad altri quest’inutile incombenza “umanitaria”. Quello che si tratta di capire è che l’episodio dell’attacco alle navi cariche di aiuti alla popolazione embargata di Gaza fa parte, compresa la “spiacevole” perdita di vite umane (di terroristi e filo-terroristi camuffati, come da qualche escrementizia parte si legge anche in Italia: vedi Il Giornale di Feltri), di una precisa strategia da parte dello stato sionista e non di un disdicevole errore “tecnico” sulle cui tragiche conseguenze anche i caporioni di quello stato possono far finta di “dispiacersi”. >>
Guerra di classe/Italia
La quiete prima della tempesta ci viene da dire. Parliamo del conto alla rovescia ormai agli sgoccioli per la ratifica del “Piano Fiat” presentato il 21 aprile scorso che dovrebbe fare da spina dorsale, dopo aver spezzato la spina dorsale della classe operaia, al progetto “fabbrica Italia”. >>
Attacco all’Europa e guerra di classe
Abbiamo nel precedente intervento detto del tracciato essenziale su cui muovono gli avvenimenti in corso, in incalzante e forse drammatica evoluzione. Si incrociano la dichiarazione (congiunta, da entrambe le sponde dell’Atlantico) di guerra di classe e l’attacco all’Europa più esattamente al suo centro nevralgico: la Germania. L’iniziativa dell’attacco viene da quel campo di potenza capitalistica concentrata che si muove sull’asse Wall Street-City londinese. Sotto il pungolo della crisi e prima che l’incendio gli divampi incontrollabile in casa, quella potenza capitalistica concentrata sfrutta e usa a fondo, finché è in tempo, la sua ancora perdurante supremazia per scompaginare l’assetto dell’”alleata”-concorrente potenza europea, ancora vaso di coccio dal punto di vista politico e militare. >>
“Noi siamo solo un test di
un gioco più grande” hanno detto i sindacalisti greci di fronte alla folla inferocita
dalle cui tasche il governo “socialista” di Atene conta di prelevare quanto necessario
per “salvare la Patria”. Ovverosia, in realtà, per evitare il deflagrare del debito nella
pancia delle banche e del sistema finanziario europeo, per salvare l’Euro-sistema e,
come titolano alcuni giornali italiani, per sventare l’”attacco ai nostri
soldi”.
Hanno, in questo, indubbiamente ragione i sindacalisti di Grecia, ed in
ragione di ciò tanto più stridenti suonano gli stentati e platonici “attestati di
solidarietà” ricevuti dai loro omologhi europei, squallidi italiani compresi.
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Diamo per scontato che il letamaio della pedofilia, assieme a tutta un’altra serie di licenziosità sessuali non conformi ai casti dettami predicati dal pulpito ecclesiastico, fa parte da tempi immemorabili delle pratiche tradizioni cattoliche (e ne vedremo poi i motivi) e che i primi a saperlo sono proprio le alte autorità in oggetto, le quali, specie negli ultimi tempi, si sono sforzate di mettervi freno.(Perché? Non solo per il trasbordare del letamaio sul piano dell’immagine, ma anche per i pesanti contraccolpi economici subiti dalle casse vaticane, negli USA in particolare in seguito alle ripetute cause di “risarcimento”. Come? Con prediche, sorveglianza raddoppiata e sanzioni moltiplicate. Un apparato tappabuchi – scusateci l’involontario gioco di parole – che assolutamente non risolve il problema alla radice.) Saremo gli ultimi a minimizzare il problema e le responsabilità tutt’altro che individuali – di singoli preti “deviati”– che ne stanno alla radice, ma qualche dubbio ci sovviene quanto alle buone intenzioni ed alla dirittura morale di quanti hanno scatenato l’attuale scandalo massmediatico sulla questione. Una questione di tempistica, oltretutto. >>
I risultati elettorali costituiscono certamente un indicatore di ciò che si muove (o, provvisoriamente, ristagna) nella società reale. L’importante è non considerarli da un punto di vista semplicemente aritmetico... elettoralistico, ma nella dinamica che sta dietro le quinte. Un superfesso estremo (del tutto ipotetico, ma non lontanissimo dalla realtà presente) potrebbe vantarsi di aver realmente vinto nella contesa avendo strappato il 51% dei voti anche in presenza di un 98% di astensioni: la poltrona è comunque assicurata. E’ un esempio estremo, persino irreale – o iper- realistico – del cretinismo elettorale in auge, a destra come a sinistra. Perciò: prendiamo pure in esame i “dati elettorali”, ma per le dinamiche entro cui si collocano e che essi esprimono e non per le traballanti seggiole che essi al momento esprimono, soggette a crollare alla prima scossetta del sottoscena sociale. Qui di seguito parleremo, in questi termini, di Francia ed Italia. >>
volantone per lo sciopero generale del 12 marzo
Prima di tutto: è davvero venuto il tempo di parlarci fuori dai denti, di richiamare ad una riflessione profonda sul momento assai delicato che come classe lavoratrice stiamo attraversando. Prima che gli eventi ci sorprendano e ci travolgano, ossia sorprendano e travolgano una classe lavoratrice d’Italia sfilacciata, disorganizzata, senza fiducia in sé stessa, senza fiducia nella sua azione indipendente e nell’esercizio della sua propria forza di classe. In balia cioè dei giochi e dei disegni delle varie frazioni borghesi che si stanno scontrando accanitamente per gestire il potere, per servire gli interessi del capitale. Prima che gli eventi ci sorprendano: sia di fronte all’incalzare della crisi capitalistica mondiale ed alle sue ricadute drammatiche sulle condizioni del proletariato, sia di fronte allo scontro senza esclusione di colpi che è in corso sul piano politico e istituzionale fra frazioni, fra bande borghesi. Bianco-nero-verdi oppure rosa-viola che siano, una più intimamente anti-proletaria dell’altra (e non ingannino le fumisterie demagogiche e populiste con cui esse, tutte, si ammantano). >>
Non
siamo, fortunatamente, i soli a dirlo, anche se in scarnissima (e, poi, non sempre conseguente
compagnia): “Dalla parte della rivolta dei braccianti neri senza se e senza
ma”.
Quasi nessuno ha osato rovesciare apertamente la sostanza delle cose dando
addosso ai rivoltosi neri quali colpevoli in prima persona delle violenze registratesi a Rosarno,
nessuno potendo negare le condizioni infami dello sfruttamento economico, del degrado delle
condizioni abitative, dell’isolamento, l’indifferenza e persino l’odio (sino
all’uso delle armi!) strette attorno a loro da parte di ogni genere di istituzione pubblica,
dell’opinione pubblica, della popolazione locale.
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Presentiamo subito le nostre credenziali: siamo di quelli che non “si augurerebbero”, ma si battono per un 2010 senza più Berlusconi al governo. Aggiungendo subito: e senza succedanei, magari di “quasi sinistra”, non sostanzialmente diversi ed, anzi, per certi versi –vedi politica internazionale– peggiori di esso. Non scriviamo lettere a Gesù Bambino per vedere esauditi i nostri desideri, tipo l’ineffabile Di Pietro che, su questa strada, sembra aver incontrato molti omologhi. Se Berlusconi ha da cadere, cada in forza della lotta di classe anticapitalista; se no, la cosa non ci interessa e,come abbiamo scritto più volte, considereremmo un eventuale trionfo dell’antiberlusconismo come il peggior prodotto del berlusconismo stesso. Col che trasmettiamo subito un invito a tanti presunti “compagni”: stateci alla larga >>
Un compagno ci ha trasmesso un testo di Lo Surdo sulle differenze tra marxismo occidentale e marxismo orientale (siamo alla geopolitica marxista!) chiamandoci a prendere sul tema un’articolata posizione. Nessun problema per noi. >>
Verso il congresso CGIL, la seconda mozione di “alternativa”...
AVANTI (COME IL GAMBERO) DENTRO I TORNANTI DELLA CRISI
Le tesi contenute nella seconda mozione del congresso della Cgil dal titolo “La Cgil che vogliamo” segnano un generale arretramento rispetto alle premesse da cui è partita la Rete 28 Aprile e un approdo deludente per quanti (senza rilasciare cambiali in bianco a nessuno, per quanto ci riguarda) nella Rete 28 Aprile avevano ritenuto di poter vedere almeno un ambito di discussione in Cgil non piegato alla linea fallimentare della sua direzione.. >>
Senza esclusione di colpi
la lotta attorno a Berlusconi e al suo
governo
Non sentiamo davvero alcun bisogno di esibire i nostri accrediti di “antiberlusconismo” dinanzi ai molti e dispari nemici del Cavaliere per entrare nel “fronte unico” costituitosi attorno a quest’insegna; anzi, curiamo moltissimo a tenercene il più lontano possibile, convinti, per paragrafare un vecchio detto della sinistra comunista rispetto al fascismo, che il frutto peggiore del “berlusconismo” è proprio l’”antiberlusconismo”. E non è una semplice boutade, come poi vedremo. >>
volumi disponibili, via via in aggiornamento...
Sulla crisi globale
(con documenti sul New Deal)
La concezione
Contributi sulla
della rivoluzione
questione sindacale
in permanenza
(e oltre)
La crisi italiana La supercrisi al dunque finanziaria
Invitiamo i compagni a diffondere il nostro materiale e a segnalarci punti di diffusione
articoli di rilievo
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