benvenuti nel sito del nucleo comunista internazionalista
Come dice lo stesso nome che ci diamo, siamo un piccolo gruppo, un
“nucleo”, che rivendica a sé (e non “per sé”, ma per l’insieme del
movimento sociale e politico di emancipazione dal capitalismo) la
qualifica di comunismo nel senso marxista del termine
volantone per lo sciopero generale del 12 marzo
Prima di tutto: è davvero venuto il tempo di parlarci fuori dai denti, di richiamare ad una riflessione profonda sul momento assai delicato che come classe lavoratrice stiamo attraversando. Prima che gli eventi ci sorprendano e ci travolgano, ossia sorprendano e travolgano una classe lavoratrice d’Italia sfilacciata, disorganizzata, senza fiducia in sé stessa, senza fiducia nella sua azione indipendente e nell’esercizio della sua propria forza di classe. In balia cioè dei giochi e dei disegni delle varie frazioni borghesi che si stanno scontrando accanitamente per gestire il potere, per servire gli interessi del capitale. Prima che gli eventi ci sorprendano: sia di fronte all’incalzare della crisi capitalistica mondiale ed alle sue ricadute drammatiche sulle condizioni del proletariato, sia di fronte allo scontro senza esclusione di colpi che è in corso sul piano politico e istituzionale fra frazioni, fra bande borghesi. Bianco-nero-verdi oppure rosa-viola che siano, una più intimamente anti-proletaria dell’altra (e non ingannino le fumisterie demagogiche e populiste con cui esse, tutte, si ammantano). >>
Non
siamo, fortunatamente, i soli a dirlo, anche se in scarnissima (e, poi, non sempre conseguente
compagnia): “Dalla parte della rivolta dei braccianti neri senza se e senza
ma”.
Quasi nessuno ha osato rovesciare apertamente la sostanza delle cose dando
addosso ai rivoltosi neri quali colpevoli in prima persona delle violenze registratesi a Rosarno,
nessuno potendo negare le condizioni infami dello sfruttamento economico, del degrado delle
condizioni abitative, dell’isolamento, l’indifferenza e persino l’odio (sino
all’uso delle armi!) strette attorno a loro da parte di ogni genere di istituzione pubblica,
dell’opinione pubblica, della popolazione locale.
>>
Presentiamo subito le nostre credenziali: siamo di quelli che non “si augurerebbero”, ma si battono per un 2010 senza più Berlusconi al governo. Aggiungendo subito: e senza succedanei, magari di “quasi sinistra”, non sostanzialmente diversi ed, anzi, per certi versi –vedi politica internazionale– peggiori di esso. Non scriviamo lettere a Gesù Bambino per vedere esauditi i nostri desideri, tipo l’ineffabile Di Pietro che, su questa strada, sembra aver incontrato molti omologhi. Se Berlusconi ha da cadere, cada in forza della lotta di classe anticapitalista; se no, la cosa non ci interessa e,come abbiamo scritto più volte, considereremmo un eventuale trionfo dell’antiberlusconismo come il peggior prodotto del berlusconismo stesso. Col che trasmettiamo subito un invito a tanti presunti “compagni”: stateci alla larga >>
Un compagno ci ha trasmesso un testo di Lo Surdo sulle differenze tra marxismo occidentale e marxismo orientale (siamo alla geopolitica marxista!) chiamandoci a prendere sul tema un’articolata posizione. Nessun problema per noi. >>
Verso il congresso CGIL, la seconda mozione di “alternativa”...
AVANTI (COME IL GAMBERO) DENTRO I TORNANTI DELLA CRISI
Le tesi contenute nella seconda mozione del congresso della Cgil dal titolo “La Cgil che vogliamo” segnano un generale arretramento rispetto alle premesse da cui è partita la Rete 28 Aprile e un approdo deludente per quanti (senza rilasciare cambiali in bianco a nessuno, per quanto ci riguarda) nella Rete 28 Aprile avevano ritenuto di poter vedere almeno un ambito di discussione in Cgil non piegato alla linea fallimentare della sua direzione.. >>
Senza esclusione di colpi
la lotta attorno a Berlusconi e al suo
governo
Non sentiamo davvero alcun bisogno di esibire i nostri accrediti di “antiberlusconismo” dinanzi ai molti e dispari nemici del Cavaliere per entrare nel “fronte unico” costituitosi attorno a quest’insegna; anzi, curiamo moltissimo a tenercene il più lontano possibile, convinti, per paragrafare un vecchio detto della sinistra comunista rispetto al fascismo, che il frutto peggiore del “berlusconismo” è proprio l’”antiberlusconismo”. E non è una semplice boutade, come poi vedremo. >>
Brevi annotazioniFinalmente sabato 17 ottobre i lavoratori immigrati hanno manifestato in piazza contro il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi e l’attacco di padroni e Stato contro di essi particolarmente duro nel contesto di crisi del capitalismo.
Si è, in questa giornata di mobilitazione, dimostrata la disponibilità dei lavoratori immigrati a reagire e scendere in piazza, non appena queste siano adeguatamente preparate (al contrario, per esempio, di quanto avvenuto in quella ridicola bolgia dell’ “anti–G8 sull’immigrazione” del maggio scorso). >>
volantone distribuito alla manifestazione:
La questione dell’immigrazione
è un problema di classe
Stando a certi iper–patrioti del calibro di Vittorio Feltri o Gasparri, sempre pronti a offrire il sangue (degli altri) per le Cause della Nazione, chi anche solo non si associa al coro di sgomento e dolore con ulteriori soprassalti guerrieri alla Mameli (“L’Italia chiamò”) merita il titolo di simpatizzante se non complice attivo coi “terroristi” (quelli islamici, naturalmente, non... gli altri). >>
FRANCIA CAPITALISTA:
LAVORATORI CHE SI SUICIDANO,
CLASSE OPERAIA
CHE NON INTENDE SUICIDARSI,
MA LOTTARE
Riceviamo e pubblichiamo a titolo di documentazione una nota della frazione
Etincelle di Lutte Ouvrière su recenti aspetti della lotta di
classe in Francia per quanto a noi paia di stampo un po’ tanto economicista.
Il punto di partenza è dato dalla sensibilizzazione creatasi attorno ad un
fatto estremamente doloroso ed emblematico della situazione: il suicidio,
nell’arco di un anno e mezzo,di ben 23 lavoratori della Telecom francese.
>>
Come annunciato la Lega si appresta a calare l’asso. L’agitazione di massa
sul territorio del Nord per “spiegare al popolo” la necessità e la convenienza
dei “salari territoriali” è sulla rampa di lancio.
Crediamo sia lampante che non si tratta di materia che possa essere ridotta o
contenuta (e contrastata) sul mero terreno della risposta sindacale, anzi. Essa
implica e innesca una battaglia politica a tutto campo, innanzitutto tra le
diverse frazioni ed opzioni borghesi che si definiscono e misurano nello
scontro, e che muovono le pedine per trascinare i lavoratori al proprio seguito,
usando ogni cura per evitare che essi siano invece sollecitati alla ripresa
della propria autonomia di classe.
>>
Noi non neghiamo affatto che anche questa enciclica sia prodiga nell’elencare i mali concreti attinenti alla presente società, ancorché priva del nome capitalismo che le si dovrebbe dare. Anzi, essa, in vari punti, sta persino più avanti di certe miserie economicistiche “di sinistra” nel delineare stati di alienazione umana che investono l’intero essere umano, costretto ad intima miseria esistenziale. Su questo punto l’enciclica si avvicina (per capovolgerla ideologicamente) alla complessa, onnilaterale, analisi marxiana sull’alienazione globale. Ma la mano papale che tira questo sasso si ritrae poi dall’affrontarne i dati materiali, qui e sempre ridotti ecclesiasticamente a critica degli effetti senza risalirne alle cause (orrore!, materiali)
Il PD si avvia verso il congresso e la scelta di un suo (vecchio o nuovo, vecchissimo comunque) leader per le “grandi battaglie” a venire. Visto che, comunque, su questo partito si concentra il grosso della parte proletaria e “popolare” non (ancora?) passata a destra e che esso resta, piaccia o non piaccia, il punto di riferimento del fronte antiberlusconiano, sia pure “critico”, delle spompatissime “ultrasinistre”, ci è d’obbligo parlarne. >>
Due franche parole alla sana gente di Vicenza che sta portando avanti la lotta contro la base Usa a Dal Molin nei modi che le circostanze generali consentono. Cioè a dire corrispondendo ed adeguandosi “dal basso” ad una politica che sistematicamente cerca di eludere, di scantonare per quanto possibile la questione di fondo posta dalla “grana” di una base di guerra che si vuole allestire a due passi dalle meraviglie del Palladio. Ossia come, su quali basi e con quali prospettive incardinare la lotta contro la politica di guerra dell’imperialismo americano e dell’imperialismo italiano. >>
L’ondata di manifestazioni anti–Ahmadinejad in Iran sta dando la stura ad una rinnovata campagna qui in Occidente a favore della “democrazia violata” in quel paese e che noi saremmo ben felici di esportarvi, visto anche che ce n’è una forte domanda sul mercato. Poi, visto che in queste manifestazioni è massiccia la presenza di giovani e, in particolare, di studenti, persino l’estrema sinistra (si fa per dire...) di qui sente aria di casa, “onde” progressiste da ascoltare e promuovere amorevolmente. >>
volumi disponibili, via via in aggiornamento...
Sulla crisi globale
(con documenti sul New Deal)
La concezione
Contributi sulla
della rivoluzione
questione sindacale
in permanenza
(e oltre)
La crisi italiana La supercrisi al dunque finanziaria
Invitiamo i compagni a diffondere il nostro materiale e a segnalarci punti di diffusione
articoli di rilievo
materiali teorici
note
interventi
articoli vari
confronto politico
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