Pur nella sua brevità, la prima parte della Relazione del PCdI al IV congresso dell’IC contiene un’analisi della situazione italiana che si può dire tutt’altro che invecchiata. La peculiare caratteristica della macchina statale italiana è indicata nella connessione, se non nel connubio, fra il personale dell’apparato e quello della finanza e dell’industria, in grado superiore che non negli altri stati borghesi, e base del clientelismo, del trasformismo, dell’inefficienza a tutti i livelli; mali che, è persino inutile notarlo, si sono ritrasmessi, peggiorati, da una democrazia all’altra, passando indenni attraverso la «parentesi» fascista.
La seconda parte descrive l’attività svolta dal Partito comunista d’Italia nel periodo che va da Livorno a poco prima la Marcia su Roma: la lotta dei comunisti nelle organizzazioni sindacali, la posizione nei confronti degli altri partiti «sovversivi» e l’accezione restrittiva del «fronte unico», l’interpretazione della formula «governo operaio», la questione dell’organizzazione militare e degli «arditi del popolo», ecc.
La terza è costituita dal Progetto di programma d’azione: dalla valutazione della situazione ed in coerenza con le sue premesse teoriche, il partito formula i punti essenziali a guida della sua azione prossima.
Una ricca Appendice documenta le affermazioni della Relazione con manifesti, mozioni, articoli, e le dichiarazioni dell’Internazionale comunista come del Partito comunista d Italia sulla «questione italiana» affrontata dal Comitato esecutivo allargato nel giugno 1922, e generata dalle tesi approvate al secondo congresso del partito (marzo 1922).