Democrazia blindata: Genova, Cosenza, Firenze
Fioccano le requisitorie e le condanne contro chi ha osato uscire dal gregge. L’antifona su quello che ci aspetta è chiarissima, qualunque sia il gioco delle combinazioni dei governi chiamati a gestire gli interessi del capitalismo italiano. La maggioranza-opposizione (è un “blob”, una cosa double-face, si può, volendo anche leggerla al contrario) può discutere e tirarsi per i denti (sui modi di gestire e servire meglio il Capitale) ma sul fatto che i proletari debbano stare al loro posto e che chi sgarra vada, democraticamente of course, castigato su questo di sicuro ci sono già le più “larghe intese”e la piena convergenza operativa.
Lo Stato italiano avrà pure mille “distorsioni”, sarà pure un baraccone immondo se nemmeno riesce a far sparire da davanti agli occhi e da sotto il naso di milioni di suoi cittadini tonnellate e tonnellate di monnezza ma i suoi apparati sono perfettamente efficienti, lungimiranti ed all’altezza della situazione quanto ad attrezzamento per la difesa della classe dominante.
Alcuni compagni paventano l’avvento di uno Stato di polizia, altri parlano di “emergenza democratica”. Noi diciamo: democrazia blindata, a significare il necessario adeguarsi –non una rottura con la situazione precedente- dello Stato borghese ai tempi di burrasca cui andiamo incontro. Una adeguata risposta da parte della nostra classe non può essere data, a nostro avviso, richiamandosi alla situazione precedente (inesorabilmente alle spalle) come fosse davvero possibile, dentro il contesto interno/internazionale in cui ci stiamo addentrando, avere a che fare con uno Stato “tollerante” dove i principi della “vera democrazia” siano rispettati ed applicati come a dire che “un’altra democrazia (borghese) è possibile”. No, questa che abbiamo sotto gli occhi (e che s’annuncia) è la “vera democrazia” (realmente possibile). Quella che perseguita i compagni di Firenze per aver osato squarciare il velo “umanitario” dell’imperialismo democratico dei D’Alema e dei Clinton, quella che attraverso un governatore regionale “progressista” chiede di castigare gli operai per i blocchi autostradali ecc. ecc.
Condividiamo lo spirito critico dello “Spazio di documentazione il grimaldello di Genova” rispetto all’appello lanciato per la manifestazione di Cosenza del 2 febbraio. In tale appello vi sono alcuni passaggi micidiali che non possono essere sottaciuti, per esempio laddove si scrive: “Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche, nel sessantesimo anniversario della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova e difendere il diritto a costruire un ‘altro mondo possibile’. Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese”. (sottolineatura ns, il documento si trova su www.cosenza2febbraio.org). Qui non si tratta solo, come rileva Il grimaldello genovese, della divisione introdotta fra manifestanti “buoni” ed altri irrequieti ed incontrollabili, ma ridicolmente di pretendere IL DIRITTO alla contestazione con tanto di riconoscimento che lo Stato (un “vero Stato democratico”…) dovrebbe attribuire agli scout-ribelli per il loro “attivismo civile”. Insomma: dovreste darci una medaglia invece di minacciarci la galera!
Impostata su queste basi la necessaria mobilitazione contro la repressione potrà forse riuscire più larga, potrà pure smuovere le coscienze dei “sinceri democratici” ma non potrà affatto difendere e strappare dai denti della “giustizia” (sic!) tutti i compagni, tutti i proletari che ne cadono vittima.
Segnaliamo e riportiamo qui di seguito due documenti: 1) una denuncia dell’infame sentenza contro i compagni di Firenze; 2) un documento dei compagni del Grimaldello di Genova sulla manifestazione di Cosenza in solidarietà al “Sud Ribelle”.
Prima però ci sentiamo in dovere di segnalare e di riportare alcuni passaggi della “difesa” svolta da due compagni di area anarchica imputati per i fatti di Genova 2001. Pur appartenendo, com’è noto, ad un “altro ceppo” rispetto all’anarchismo, riconosciamo in questi due interventi il filo di una chiarezza, di una dignità, di una coerenza (ed un coraggio anche) non facilmente in verità rintracciabile nel “nostro paese”.
“Quello che mi si contesta in questo processo, il reato di devastazione e saccheggio implica secondo il linguaggio del codice penale che ‘una pluralità di persone si impossessa indiscriminatamente di una quantità notevole di oggetti per portare la devastazione’: per questo tipo di reati si chiedono condanne molto alte e questo nonostante non si tratti di azioni particolarmente odiose o crimini efferati.
Mi sono sempre assunto le mie responsabilità e le eventuali conseguenze delle mie azioni compresa la mia presenza nella giornata contro il G8 del 20 luglio 2001, anzi sono onorato di aver partecipato da uomo libero ad un’azione radicale collettiva.
E non ero il sol, con me c’erano centinaia di migliaia di persone, ognuno che con i propri poveri mezzi si è adoperato per opporsi ad un ordinamento mondiale basato sull’economia capitalista…”
“…Desidero rivolgermi alle classi subalterne a coloro che subiscono la condizione alienante di sfruttati ed oppressi dall’avanzato e moderno sistema capitalista, sempre più spietato ed escludente. (…)
No signori, intanto l’accusa di devastazione e saccheggio la rinvio direttamente al mittente poiché offensiva e poiché non fa parte del mio bagaglio storico politico.
La classe sociale a cui appartengo è colma fino all’orlo di ingiustizie, soprusi e umiliazioni inflitte dai padroni. Ed è proprio nel santuario della democratica inquisizione dove viene sistematicamente perpetrata l’ingiustizia sociale, in cui tengo a precisare e ribadire la mia ferma opposizione ad ogni forma di dominio, all’ineguaglianza sociale, allo sfruttamento. E seppur cosciente che come nemica della vostra classe mi si infliggerà una pena severa poiché portatrice di principi malsani assolutamente in contrasto con l’ordine costituito, vi comunico che personalmente come lavoratrice salariata ho avuto modo di conoscere i veri devastatori e saccheggiatori. Risiedono nei palazzi di lusso o del potere, sono i padroni, i capi di stato, insomma tutta la classe dominante di questo sistema infame.”
(Interventi letti in aula di tribunale a Genova il 7/12/07 – Dal volantino distribuito a Vicenza il 15/12/07)
6 febbraio 2008
(30 gennaio 2008)
7 ANNI!!!!!!! di condanna a testa per tutti e tredici gli imputati
del movimento fiorentino nel processo per le cariche della polizia
sotto il Consolato degli Stati Uniti, in occasione dello sciopero generale del
sindacalismo di base del 13.05.99 contro la guerra della NATO e di D’Alema in
Jugoslavia. Ben oltre le stesse pesantissime richieste del PM (dai 4 ai 5 anni).
Quel giorno il corteo fu caricato duramente sotto il Consolato, con 5
feriti, e ne seguì una giornata di mobilitazione con l’occupazione della sede
dei DS.
A distanza di 9 anni con l’unica accusa di RESISTENZA
AGGRAVATA a pubblico ufficiale, vengono condannati a 7 anni tutti i
compagni. L’unica AGGRAVANTE è, con lampante evidenza, quella
POLITICA; avere manifestato e continuare a manifestare oggi
come ieri contro la guerra, la repressione, a fianco dei lavoratori, per
l’ambiente, per la giustizia sociale.
E la PUNIZIONE è
infatti COLLETTIVA, rivolta a chi continua a praticare
politica, conflitto e partecipazione. Verso un movimento che a Firenze non si
può ricondurre alle solite compatibilità e che ha saputo esprimere nelle sue
varie forme e componenti una radicalità ed un’autonomia che evidentemente fanno
paura.
Si parla tanto dei vari allarmi sicurezza, del pericolo
immigrati, ma la vera EMERGENZA oggi è quella
DEMOCRATICA. L’emergenza di chi si ritrova sotto inchiesta e
condannato per avere fatto politica, per essersi opposto alla guerra. La vera
emergenza è la nostra sicurezza: la sicurezza di non morire sul posto di lavoro,
di avere un lavoro vero ed una casa dignitosa. Ma a questa emergenza si può
rispondere solo con tribunali e condanne esemplari.
Questa sentenza, sia
chiaro, parla a tutti e tutte noi che da anni ci battiamo per un sistema
migliore. Non ci sono spazi per un’opposizione sociale e politica in questo
paese. E non si creda che sono/siamo i soliti cattivi ad essere condannati. Ad
essere condannata è la nostra politica, ed in questo senso oggi più che mai
siamo tutti coinvolti.
Passando dalle condanne di Genova a quelle degli
antifascisti di Milano, da Firenze a Cosenza, dalle 9.000 persone coinvolte in
procedimenti giudiziari dal 2000 ad oggi, alle decine di inchieste per
associazione, di fronte a questa EMERGENZA non ci sono spazi di
ambiguità: bisogna schierarsi e chiaramente a fianco di tutti i compagni
coinvolti in inchieste e processi. Se la repressione vuole dividere la
solidarietà deve unire.
Come realtà fiorentine esprimiamo la massima
solidarietà ad i 13 compagni con la sicurezza che mai verranno lasciati soli e
rilanciamo con forza una mobilitazione cittadina e nazionale contro queste
vergognose sentenze e per tutti gli altri processi.
Sabato 2
febbraio manifestazione a Cosenza
Sabato 9 febbraio manifestazione a
Bologna
GENOVA-COSENZA-FIRENZE
GUERRE, TRIBUNALI E
CONDANNE NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE
CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO
INDIETRO
Cantiere sociale K100fuegos, Cpa Firenze Sud, , Voci
dalla Macchia, Rete Collettivi Studenti medi fiorentini, Collettivo Politico di
Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia
fonte: cpa@ecn.org
(30 gennaio 2008)
In questi giorni sta per concludersi a Cosenza un processo molto simile a
quello appena terminato a Genova. Anche in questo caso un gruppo di persone,
appartenenti al "Sud Ribelle", si trova di fronte ad accuse gravissime:
"sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato" per aver
partecipato alle grandi manifestazioni in occasione del vertice OCSE di Napoli e
del G8 di Genova nel 2001.
Non che sovvertire con qualsiasi mezzo
necessario l'ordine economico costituito nello stato sia di per sé un fatto
gravissimo, anzi ci sembra essere l'unico obiettivo sensato per ogni sfruttato.
Il problema è che gravissime sono le pene previste. Infatti il pubblico
ministero ha chiesto una cinquantina di anni carcere ed altri di libertà
vigilata
Chi detiene il potere vuole continuare a tenerselo e per questo
vorrebbe "regalare" anni ed anni di carcere a chi ha lottato, si è ribellato, ha
manifestato irriducibile dignità. Per questo una serie di fatti specifici,
avvenuti ad esempio durante le manifestazioni, sono stati gonfiati, inventati,
estesi ad altri, trasformati in reati associativi, aggravati da termini che
possano ricondurre ad un immaginario di guerra (quali la devastazione ed il
saccheggio) in modo da moltiplicare la pena. Così, mentre l'unica guerra
evidente, con bombardamenti o meno, è quella scatenata dal capitale per
continuare ad opprimere, si prospetta un altro scenario di condanne per chi a
questa guerra resiste.
Le risposte che si vorrebbero dare ai continui
attacchi repressivi languono. Non è bastato l'esito del processo di Genova per
sgombrare il campo dagli appelli grondanti di lezioni di democrazia, di sdegno
per accuse risalenti al codice del periodo fascista, di richiami alla
Costituzione, di paragoni con le avvenute promozioni dei torturatori in divisa:
un'altra manifestazione con una lista chilometrica di adesioni, zeppa di partiti
e di rappresentanti delle istituzioni, pesa come un macigno sul futuro di coloro
che con partiti ed istituzioni non hanno nulla a che spartire, quelli che,
ancora una volta, potrebbero essere i "cattivi" che pagano per tutti perché
rivendicano in toto la radicalità delle azioni avvenute.
L'appello
lanciato per indire la manifestazione di sabato 2 febbraio a Cosenza sottolinea
che, per i fatti del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova, furono arrestate
venti persone che erano state fra gli organizzatori del Forum Sociale Europeo di
Firenze, "una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica
realizzate nel nostro paese". Per definizione, dunque, queste persone dovrebbero
rientrare fra i buoni. Se qualcuno non avesse contribuito all'organizzazione di
importanti esperienze democratiche, al contrario, rientrerebbe per definizione
tra i cattivi.
A noi non importa un fico di qualsiasi cosa abbiano
organizzato nello specifico queste persone. Ci importa, caso mai, che durante la
lunghissima storia che ha portato al processo contro il "Sud Ribelle" molti fra
gli accusati abbiano già preso le distanze dai coimputati e che alcuni abbiano
fatto carriera all'interno di partiti ed istituzioni. La discrepanza fra
imputati eccellenti ed imputati "qualunque" si rivela, quindi, ancora più
rilevante che nel processo di Genova.
Ci importa che ancora una volta
non riesca il gioco che ha indicato Carlo come primo cattivo e dopo lo ha
riabilitato perché le forze dell'ordine erano state più cattive, quello stesso
gioco che ha poi additato i processati di Genova come "blocco nero" per poi
scagionare la metà. Non è affatto una consolazione che Carlo ora sia un simbolo,
che molti il 17 novembre pensassero di essere in piazza a Genova per manifestare
solidarietà a tutti gli imputati, che un tribunale abbia riconosciuto le
menzogne di qualche poliziotto o carabiniere. Il fatto è che Carlo è morto, che
10 persone dovranno affrontare un processo di appello per devastazione e
saccheggio con una tremenda condanna alle spalle, che ancora nel napoletano o a
Cagliari persone che non vogliono morire avvelenate siano state selvaggiamente
picchiate da altri poliziotti o carabinieri.
In questa fase di
involuzione di molte coscienze (sollecitate solo dalla salvaguardia degli
interessi clericali) e di allarmismo sicuritario, tendente ad un'oggettiva
fascistizzazione, che complicano l'esistenza di tutti coloro che vogliono
continuare a lottare, stanno però intervenendo altrettanto oggettivi disastri
economici ed ambientali che sempre più spesso determinano reazioni non solo
rabbiose, ma organizzate e raccordate fra loro. Basti pensare alla TAV, agli
inceneritori e le basi militari, ai posti di lavoro segnati da continue morti, a
quanti supportano le rivolte e le fughe dai CPT dove vengono deportati gli
immigrati che cercano scampo alla guerra e alla fame. Questo va letto in una
possibile prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza e deve essere pratica
per una crescita comune che eviti i particolarismi e le alleanze puramente
tattiche.
Ricominciamo quindi a gestire collettivamente e in un ottica
di classe la storia di questi anni, non cediamo alle lusinghe di chi vorrebbe
vederci imploranti a chiedere giustizia ai responsabili dell'ingiustizia: ci
chiederebbero ben presto di implorare perdono.
Costruiamo ovunque
momenti di informazione e solidarietà attiva con gli imputati del processo di
Cosenza per dimostrare in modo palese la nostra determinazione nel continuare la
lotta e per rivendicare i percorsi di ribellione allo stato di cose presenti:
del resto che le masse scese nelle piazze di Napoli e Di Genova fossero
storicamente nel giusto è dimostrato dalla realtà devastata che è sotto gli
occhi di tutti nonché dalle squallide disavventure di un ceto politico
dirigenziale, di qualsiasi colore o sfumatura, che chiede l'impunità per sé
stesso comminando anni di galera a chi si ribella.
Spazio di documentazione il grimaldello Genova
fonte: olivavittoria@virgilio.it