Il fatidico prossimo 2 agosto è una data che sarà e dovrà essere ricordata. Una di quelle date che simbolicamente segnano un crinale, uno svolto, una accelerazione nella storia. Ad esempio il 4 agosto 1914 segna la catastrofe del movimento operaio e socialista, ed ovviamente non fu un fulmine a ciel sereno.
No, gli Stati Uniti d’America non dichiareranno bancarotta. Un accordo per sfondare il tetto del debito, una entità che si scrive con un numero (dicono il 14) seguito da dodici zeri, sarà trovato. Soprattutto sarà trovato un accordo bipartisan per dare un possente giro di torchio sulle masse e sul proletariato d’America. Con una manovra davvero all’americana al cui confronto le finanziarie di Tremonti, pure esse assai salate per le masse e, guarda caso bipartisan, sono noccioline.
Eravamo restati fermi al lontano novembre 2010 ed alla “drastica ricetta” (così la definivano allora, nel lontano novembre 2010) della commissione bipartisan incaricata dal presidente Obama di prospettare la riduzione del deficit: tagli (alla sanità, alle esenzioni fiscali, ai sussidi all’agricoltura, alle pensioni, alla spesa militare persino) per 200 (duecento) miliardi di dollari entro il 2015. (Cfr Il Sole, 11/11/2010)
Oggi, a meno di 48 ore dal 2 agosto, la discussione e la contesa fra le diverse fazioni della classe dominante americana è su un ammontare di tagli non inferiore ai 1.000 (mille) miliardi!
Il 3 di agosto non crollerà il castello del capitalismo americano: le pensioni saranno pagate, il welfare ai disoccupati pure, i 9.000 dipendenti pubblici del Minnesota si recheranno normalmente al lavoro e gli altri 23.000 se ne staranno normalmente a casa, senza stipendio ovviamente, come fanno normalmente dal primo di luglio data in cui quello stato dell’Unione ha dichiarato default e così via. Il 3 di agosto le obbligazioni dello stato continueranno ad essere onorate, stiano tranquilli i cinesi e gli altri detentori del debito americano. II 3 di agosto alle forze armate di terra di cielo e di mare degli Stati Uniti non mancherà il danaro per continuare a svolgere la missione di difendere ai quattro angoli del mondo i più alti e sacri Valori, non quelli di Fort Knox e di Wall Street, ma quelli dell’Umanità – la democrazia, la libertà ed i diritti umani – costantemente minacciati dal “totalitarismo” anzi dai totalitarismi più vari ed oscuri. Il 3 di agosto il ciarlatano e premio Nobel per la pace attuale presidente della repubblica stellata potrà addirittura, andando in giro per il mondo, continuare a promettere aiuti in dollari e quant’altro e piani Marshall persino! (come ha ciarlato appunto solo qualche mese fa rivolto ai popoli arabi e mentre l’US Navy e l’US Air Force scaricavano i loro caricatori su Tripoli) ai governi ed ai popoli che se lo meritano cioè che si sollevano “per la democrazia” e che si mettono sotto l’ala protettrice del grande e potente paese di Hollywood. Il 3 di agosto quelli di Wall Street e, forse, delle Borse di tutto il mondo potranno tirare un sospiro di sollievo se non addirittura festeggiare non tanto lo scampato pericolo quanto un accordo bipartisan che mette in cantiere e promette una favolosa spremitura del proletariato.
Quando diciamo e “prevediamo” che il 3 di agosto è una normale e tranquilla e pacifica giornata che viene dopo il 2, per quanto schifose siano la normalità e la tranquillità sotto il regno di Sua Maestà il Capitale, non assecondiamo nemmeno lontanamente ed ovviamente quelli del Wall Street Journal per i quali “la crisi del debito è solo una crisi di una classe politica” che non ha provveduto per tempo a trovare le soluzioni perdendosi invece in manovre e chiacchere “all’italiana” e per i quali comunque: “il potere degli Stati Uniti sui mercati mondiali e la credibilità delle sue politiche finanziarie permettono all’America di farsi finanziare dagli investitori come e quanto vuole”. (Cfr F. Guerrera del WSJ, ne La Stampa 26/7/11) (Si noti il ringhio rabbioso: “come e quanto vuole”!) Che è poi quanto in fin dei conti dice quel buon uomo di Marco d’Eramo sulla prima pagina del Manifesto (31/7) aggiungendovi correttamente quello a cui il Wall Street Journal solo allude e cioè che gli americani possono infischiarsene dei debiti in quanto “garantiti” della loro Forza Armata che nessun creditore può osare “provocare”.
Questa è solo un aspetto, parziale e superficiale, della faccenda. Noi vi vediamo dell’altro. Molto altro.
La borghesia americana non dichiarerà bancarotta il fatidico 2 agosto perché il default equivarrebbe, ora e qui, dichiarare apertamente lo stato di guerra. All’interno del paese e verso l’estero. La borghesia americana è troppo insicura di sé se non dilaniata al suo interno per avere la forza e l’audacia necessari per gestire, senza che il suo potere tremi, il disordine ed il marasma sociale e il cataclisma universale che sortirebbero pressoché immediatamente dall’annuncio del default. Non ha la sicurezza, la forza e la coesione necessarie per gestire – ora e qui 2 agosto 2011 – le operazioni di una vera e propria guerra di classe all’interno del paese.
La guerra, la guerra di classe è proclamata, certamente e con atto bipartisan dal democratico presidente ciarlatano e idolo dei dementi “di sinistra” di mezzo mondo e dalla maggioranza “responsabile” dei repubblicani. Questo lo svolto che simbolicamente tracciamo al 2 agosto 2011 gravido di conseguenze per il mondo intero, per gli oppressi d’America come per il proletariato internazionale. Ma il doppio-colpo micidiale, implicito nella misura del paventato default, non sarà sferrato il 2 agosto anche se sappiamo per certo che una parte, una fazione della borghesia americana è seriamente tentata dall’azzardo, è tentata dal doppio-colpo: mazzata alle masse interne la cui reazione si conta di agevolmente controllare e mazzata ai creditori di mezzo mondo, cinesi in testa.
Si tratta di alcuni circoli di alta ed altissima borghesia che utilizzano e giocano come massa di manovra e forza d’urto il movimento del Tea-Party ossia quel movimento di piccola e media borghesia (e, non ci stupirebbe, di fasce di classe operaia bianca “aristocratizzate” o che si sognano di rimanere agganciate con le unghie e con i denti allo status della famosa middle-class) letteralmente inferocite e incarognite data la sorte che la inesorabile crisi capitalistica riserva al loro ceto sociale: “il macello delle classi medie” (come abbiamo sempre detto e spiegato. Non noi, che non siamo niente bensì i testi della nostra scuola marxista e rivoluzionaria e fin dai tempi, anni ’50, della più cupa e senza speranze per i rivoluzionari prosperity borghese).
Data l’assenza nel teatro delle operazioni di un campo di forza, di un attivo polo di classe la feroce radicalizzazione del ceto medio, o di larghi settori di quello che fu il rimpianto (da tutti, non dai rivoluzionari) stagno del ceto medio, si dispone su una linea d’attacco rivolta non contro la scaturigine vera della disperazione che attanaglia la piccola-borghesia ossia contro le centrali del potere capitalistico ma contro la massa dei tagliati-fuori di questa società, contro il proletariato.
La radicalità con cui il Tea-Party ha difeso le sue postazioni nello scontro attorno al 2 agosto e infine le ha sostanzialmente imposte ai “moderati” repubblicani e al presidente “socialista” (ciarlatano“socialista”) indica quanto sia avanzato il processo di “macellazione” delle classi medie nel paese senz’altro più potente e guardiano dell’ordine capitalistico mondiale. Dato di grandissima portata oggettivamente rivoluzionario. Di più: un così accanito e feroce movimento della contro-rivoluzione borghese è... rivoluzionario (suo malgrado ovviamente). La massa degli sfruttati, il proletariato d’America tirato così selvaggiamente per i capelli, preso a calci nei denti è costretto a muoversi, a riaversi dal torpore, a scrollarsi di dosso il sentimento di rassegnazione e impotenza, a replicare con la lotta di classe all’iniziativa scatenata della contro-rivoluzione. In questo senso staremmo quasi per dire “viva il Tea-Party”, in questo senso e perciò sono letteralmente sconvolti il ciarlatano Obama ed i suoi, e gli obamisti ossia i “riformisti”senza riforme di mezzo mondo.
Il 2 di agosto 2011 con atto bipartisan destra e sinistra borghesi hanno proclamato la guerra di classe all’interno degli Stati Uniti d’America. L’iniziativa è tutta nella mani del nemico di classe ma la sua non è affatto una blitz-krieg.
Ad ogni buon conto e per ogni eventualità la democratica America si prepara.
Apprendiamo ora la seguente notizia che viene da
Boston datata 25 luglio:
“Esercitazioni militari nei dintorni
di Boston.
Esercitazioni militari congiunte si terranno a Boston e nei suoi dintorni fra il
25 luglio e il 5 agosto. Il personale militare condurrà esercitazioni di addestramento per
assicurare l’abilità dell’esercito a operare in ambienti urbani, preparare le forze
per futuri dispiegamenti all’estero e fare fronte a requisiti di addestramento certificati.
Nel corso delle esercitazioni saranno utilizzati elicotteri. Il dipartimento di polizia di Boston sta
lavorando con il personale militare per coordinare i siti dell’esercitazione e minimizzare
gi impatti negativi per i cittadini e la loro routine quotidiana. Sono state prese precauzioni di
sicurezza per prevenire rischi per la cittadinanza e il personale militare coinvolto. Per questo, i
siti dell’esercitazione saranno chiusi al pubblico e saranno sorvegliati da personale in
divisa per offrire ulteriore sicurezza”.
1 agosto 2011